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AAA Cena cercasi

Guardo Glee, faccio il lavoro che sono pagata per fare, leggo Lo scontro quotidiano vol.2, rientro la sera e scrivo la tesi. Visto che il tempo per aggiornare il blog scarseggia ho fatto un tentativo di aprire una pagina suTumblr. Nel frattempo i miei colleghi sono riusciti a creare con successo la loro personale versione dell’ applicazione di Facebook Parla con… Gloria. Un caleidoscopico susseguirsi di: «Pota!!!!!!», «hai mica il primo volume della prima versione di uchu minzu-cià?» e, ciliegina sulla torta: «Con la calma e la vaselina...uhuh lo sai come finisce?».
Non mi lamento, ma in questo turbinio di faccende in cui sono affaccendata, a volte – solo ogni tanto – avverto l’ esigenza di un invito a cena da parte di qualche baldo giovanotto.Questa fantasia della cena forse è imputabile , da brava anemica,alle mie carenze di ferro.
(E già vi vedo pronti a malignare sul mio bisogno di ca…rne).

Non mi serve un principe azzurro, anche perché l’azzurro mi fa pensare sempre a Forza Italia.
Mi basta uno un po’ creativo e divertente, ecco.
Adesso con molta nonchalance, pubblico questo post e rimuovo dalla mia mente quella frase lì sopra, dal momento che il solo averla formulata e trascritta mi causa una vampata di imbarazzo.
E torno dimessa e un po' repressa alle mie incombenze professionali.
postato da sempreinbilico alle 17:08 del giorno giovedì, novembre 26, 2009
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Lucine

Ieri sera, rientrando, ho effettuato una deviazione di percorso in libreria. Una nuova, il punto vendita di una grande catena, in cui non ero mai stata. Buona parte del piano terra è costituito da un soppalco. Probabilmente perché ero stanca, ho fatto proprio fatica a salire il gradino. Di fare un giro al primo piano manco a parlarne:  c’è una rampa di scale piuttosto ripida, che stanca com’ero mi sembrava una zigurat. Non mi sono informata sulla presenza o meno di ascensori: l’ ho considerato un segno del destino e ho preso una copia di Memoriale del convento, impilato proprio vicino all’ingresso, ho pagato, sono uscita e tanti saluti al cazzo.
Ammetto che però, la vicenda mi ha lasciato addosso  una certa tristezza. Va bene il rischio di ammazzarmi su e giù da metro e tram ma mi è difficile tollerare limitazioni di movimento in libreria. La prossima volta chiedo.  Forse l’ascensore c’era e io non l’ho visto.
Sempre restando in tema di libri vorrei ringraziare anche da qui un utente di Anobii, praticamente uno sconosciuto, che qualche settimana fa si è offerto di prestare a me - una perfetta estranea - la sua copia di il Cielo e la terra, un romanzo di Carlo Coccioli praticamente introvabile. Dal momento che abitiamo decisamente lontani il libro mi è arrivato per posta.
Oltre ha essere un libro stupendo, stratificato e complesso ho scoperto che l’edizione che mi è stata prestata ha pure un certo valore economico. Ieri mattina, navigando in rete, ho scoperto che una copia della prima edizione del Cielo e la terra, uscita per Vallecchi nel 1950 vale circa 55 euro.
E’ la stessa edizione che ho avuto tra le mani.
L’ ex sconosciuto di Anobii qualche settimana fa mi ha scritto :«Se vuoi te lo presto (quello oppure l’L’erede di Montezuma). A fare un piego di libri ci metto un attimo e spendo poco. Quando hai finito (con tutta la calma), me lo rispedisci».
Quant’è stato generoso? E fiducioso, soprattutto.
Grazie Giacomo, grazie ancora.
Persone del genere addolciscono la fatica di vivere in un mondo pieno di stronzi, barriere architettoniche e case editrici ottundenti, che non hanno le palle di ristampare certi fertilizzanti dell’anima come il romanzo di Coccioli.

postato da sempreinbilico alle 12:03 del giorno sabato, novembre 14, 2009
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“Non c’è giorno banale per chi è nata male”

Qualche volta, gli slogan pubblicitari ci azzeccano. Scoprire, agli albori di  una mattinata che preannuncia nera, di poter ascoltare in streaming l’ultimo album degli Zen Circus non ha prezzo.

postato da sempreinbilico alle 19:34 del giorno sabato, novembre 07, 2009
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Finestre alte e fasce deboli
 

Per fortuna mi hanno cambiato stanza. Mi hanno assegnato l’unica stanza dell’ ultimo piano senza piatto doccia nel bagno. Adesso riesco a farmi la doccia senza dovermi aggrappare alla maniglia della porta per uscire, ed è una bella conquista. Che non voglio assolutamente sminuire. Anche se nella nuova stanza non riesco ad aprire la finestra, che è un abbaino, dal momento che sto in un sottotetto. E’ troppo in alto e non ci arrivo. Qualche giorno fa ho lasciato  un biglietto (reader-friendly, beninteso) sotto la porta dell’ ufficio dei gestori chiedendogli una qualche soluzione al problema.
La mia coinquilina mi ha raccontato che uno dei responsabili nel pomeriggio è salito a dare un’ occhiata. Lei gli ha spiegato in due parole il problema. E lui ha ribattuto: «Ma mia moglie quando non arriva da qualche parte sale su una sedia!»

(E no, lo so cosa state pensando, ma mi sono informata in seguito e sua moglie non  sembra affetta da handicap motori).
La coinquilina dopo qualche attimo di smarrimento ha chiesto: «Vogliamo provare a mettere Gloria su una sedia?».
E raccontandomi l’accaduto ha aggiunto: «E che cazzo, ho pensato. Che cosa devi fare secondo loro per aprirti una finestra? Le Cirque du soleil ?».

postato da sempreinbilico alle 20:38 del giorno sabato, ottobre 31, 2009
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Normo o disa? Crisi d’identità
Chissà se i trans si sentono così…
 

Per la prima volta da quando ho iniziato, questa settimana nemmeno al lavoro è andata bene. Nel senso che, da martedì, non ci sono andata proprio visto che mi sono beccata l’influenza.
Ma l’influenza all’ ultimo piano dell’ Hdi può rivelarsi un problema se il riscaldamento è guasto.
Morale: mercoledì pomeriggio mio padre che si trovava a Torino ha fatto una deviazione con il camion ed è venuto a raccattare la sua febbricitante figliola.
Durante il viaggio gli ho raccontato della discussione che ho avuto lunedì sera con l’ amministratore. Nel pomeriggio mia madre lo aveva chiamato per sollecitare la risoluzione di alcuni problemi logistici, tipo il telo doccia che non impedisce l’ allagamento del bagno.Fatta da me segnalato e dai gestori ignorato. Apriti cielo. L’ amministratore ne è rimasto molto sorpreso. In effetti, ha detto a mia madre, aveva capito che c’ era qualcosa che non andava. In effetti non mi hanno più vista tanto lì in giro. I responsabili percepiscono una certa tensione da parte mia, ha detto il responsabile a mia madre, come se Gloria avesse tirato su un muro.
«Guardi» fa mia mamma «se si riferisce al fatto che mia figlia cena fuori tutte le sere gliel’ abbiamo detto io e mio marito. Se torna esausta è meglio che non si metta a padellare. E’ un rischio per la sua sicurezza e quella altrui. Senza contare che ci mette molto più tempo a pulire».
L’ amministratore sembra cadere dalle nuvole: non lo sapeva e lui e gli altri membri dello staff sono disponibili a darmi tutto l’ aiuto possibile.

Così si conclude la telefonata tra mia madre e il responsabile.
La sera parlando con me precisa che purtroppo l’aiuto e l’assistenza si pagano e io lì dentro ho un contratto da normodotata.
Gli ho spiegato che, dal mio punto di vista, parlando molto onestamente in una scala che va dalla totale autonomia fisica alla completa disabilità mi considero circa a metà.
«No Gloria. Tu sei molto più che a metà. Sei intelligente, hai un lavoro, e sei consapevole di quanto sia importante. E poi hai sviluppato un sacco di abilità relazionali».
Peccato che il mio impegno in redazione e le mie capacità a rapportarmi non mi aiutino ad asciugare la doccia allagata o a salire e scendere dalla metro, o a farmi le scale, o a scolare la pasta.

Sono rimasta basita.
Ho provato a spiegarglielo e ho aggiunto,sospirando, un dettaglio personale: «Guarda per me è stata dura sentirmi dire da amiche con cui pensavo di prender casa che i miei problemi di salute li percepivano come una grossa responsabilità. E’ anche per questo che ho accettato di venire qui. Poi arrivo e scopro che devo considerarmi una persona perfettamente in salute». Ci sta che non mi dai una mano a lavare il piatto se non è previsto dal contratto. Però per favore non lamentarti se mangio fuori.
Quando gliel’ ho raccontato mio padre ha detto che mentre lui sosteneva che ero in buona salute avrei dovuto tirare fuori il certificato di disabilità e sbattergli sotto il naso il foglio con  la mia percentuale (decisamente bella alta) di invalidità.
Ma mi imbarazza. Non tanto perché su quel foglio c’è scritto 100%, quanto perché facendo una gesto del genere mi sembra di dare dichiaratamente dell’imbecille al mio interlocutore. Che sì, probabilmente non è un’ aquila ma renderlo manifesto non migliorerà la situazione.

Situazione che inizia a sembrarmi surreale.
Che poi, se sveglio/ intelligente/ consapevole  fossero davvero sinonimi di normo allora il mondo non sarebbe forse un posto di handicappati?

 Sountrack: Franco Battiato, Bandiera Bianca
postato da sempreinbilico alle 11:48 del giorno sabato, ottobre 24, 2009
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"L' uomo più saggio che ho conosciuto in vita mia non sapeva né leggere né scrivere" .

 Per lavoro si sfogliano libri, tra chiavi smarrite (poi ritrovate) e bidet accumulati nell’ascensore al mio rientro in casa che rendono complicato raggiungere la mia stanza (spariti al mattino, come per magia, e per fortuna).
Per lavoro si scrive pure, e questo mi gratifica molto.
Spero di abituarmi presto ai nuovi ritmi e di ricominciare presto a scrivere anche cose mie, o almeno di rimettere mano alla tesi.
Ieri, mentre ero alla scrivania mi sono imbattuta in un’intervista di José Saramago ospite a Parla con me. Oltre alla frase in neretto che vedete lì sopra, che pare abbia pronunciato subito dopo aver ricevuto il Nobel, lo scrittore portoghese ha rievocato teneramente la propria famiglia, speso belle parole sulla potenzialità della scrittura online (ottantaseienne ha aperto un blog) tirato un paio di frecciatine al nostro presidente del Consiglio e alla classe politica in generale.
Di Saramago non ho ancora letto niente ma quello che ho sentito è bastato per convincermi a comprare Il Quaderno in versione cartacea.
Malgrado una Serena Dandini che ho trovato un po’ insipida, anche se non leggerete mai un libro di Saramago, secondo me l’ intervista merita di essere vista per intero. Lucida e toccante la trovate qui.
postato da sempreinbilico alle 20:57 del giorno sabato, ottobre 17, 2009
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Tram tram quotidiano

Ho sempre detto che non mi piace leggere sui mezzi pubblici. E che preferisco i volumi belli alti.
Ma sto imparando a leggere nei ritagli di tempo, in particolare nelle mezz’ore abbondanti che trascorro in tram, che costituiscono ritagli di tempo piuttosto grossi. I libri che mi porto in borsa sono per lo più libretti sottili o novelle, come Villa in Brianza di Gadda, che mi ha dato il mio capufficio. Giusto per non disfarmi pure la spalla con il peso dei libri in borsa.
Il mio capo mi ha regalato anche la sua vecchia copia di Horcynus Orca, imponente nelle sue 1265 pagine che vedrò di centellinare nei week end tra una pulita al bagno e una padellata di ravioli.
Oggi il pentolino dove stavo sciogliendo il burro ha preso fuoco. Le cause restagno ignote: forse non è stato pulito bene e sono restati i residui di olio a innescare la fiammata, o forse l’ampia macchia di caffè che ricopriva la piastra. Per un attimo ho temuto di fare la fine di Valentina La Paz, una delle amanti di Tony, nei Soprano, che finisce gravemente ustionata dalla fiamma del fornello. Ma questa volta me la sono cavata, anche se questo è il secondo pentolino che vedo prendere fuoco in meno di un mese.Ormai è ufficiale: mangio più tranquilla quando mangio fuori.
postato da sempreinbilico alle 16:23 del giorno sabato, ottobre 10, 2009
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Piccole meraviglie urbane

Mai come ieri mattina mi è dispiaciuto non avere con me una macchina fotografica. Dal finestrino del tram ho visto che ai pali delle fermate qualcuno aveva appoggiato dei cartelli con delle scritte a mano, in corsivo. Dalle parti di Porta Genova sono riuscita a leggere questo:«Non c'è città più di Eusapia propensa a godere la vita e a sfuggire gli affanni». Qualche meravigliosa creatura si è divertita a disseminare frammenti delle Città invisibili in giro  per la Milano. A te, sconosciuto che hai fatto questo, io dico grazie e te lo dico dal profondo del cuore.
postato da sempreinbilico alle 21:31 del giorno mercoledì, ottobre 07, 2009
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A grande richiesta: Vita di redazione
 
In ufficio (oltre a lavorare sodo, of course) sto imparando pure un sacco di cose su stelle e stelline che gravitano nello showbitz milanese. Merito del mio milanesissimo collega, batterista di un gruppo quasi alle soglie della celebrità e accanitissimo lettore della Gazzetta. Ci  ha canticchiato, a me e alla mia collega, qualche coretto da stadio tipo:«E' arrivato Weah è arrivato Weah e Baresi di nuovo papà!» spiegandoci che la paternità di suo figlio è stata attribuita a Gullit.
E poi ci ha raccontato di come rimorchiano i volti celebri del piccolo schermo (gente che tira su il telefono:«Ciao. Fatti trovare il giorno X all’ ora Y a casa con i tacchi alti e senza mutandine» giurandoci che questa telefonata è avvenuta proprio davanti a lui).
Non mancano neanche testimonianze inverosimili su figli incapaci raccomandati da genitori potentissimi. Tutto un susseguirsi di aneddoti che prima o poi confluiranno nella mia versione della Commedia umana.
postato da sempreinbilico alle 14:54 del giorno sabato, ottobre 03, 2009
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Dai garage a Milano nord ai Navigli di Milano sud
 

«Chi odia i Terroni/ Chi ha crisi interiori/ Chi scava nei cuori/ Chi legge la mano/ Chi regna sovrano…»

 

Ci metto un’ ora ad andare in ufficio. E un’ora a tornare. Attraverso tutta la città da nord a sud. Con metrò e tram. L’ altro giorno mi veniva in mente che Balzac (forse in Splendori e miserie delle cortigiane) accennava alla nascita degli omnibus, i progenitori dell’ attuale trasporto pubblico.
Viaggiare sui mezzi pubblici suggerisce innumerevoli spunti per una versione contemporanea della Commedia umana. Nel corso del mio tragitto quotidiano vedo ogni giorno il lusso e la miseria, ricchezza e sporcizia. Facce e tipologie umana suggestive dai garage a Milano nord, passando per via Montenapoleone fino a Porta Genova e i Navigli di Milano sud. Il paesaggio urbano e la sua fauna mi hanno sempre solleticato l’ immaginazione. Mi ricordo che tre anni fa, al mio arrivo a Milano rimasi esterrefatta davanti all’ esercito di maggiordomi e colf che portavano a spasso i cani dei loro padroni. Un altro fenomeno curioso che mi colpì molto all’ epoca era il fatto che si finisse a salutare i mendicanti che si incontravano ogni giorno andando in università. Ognuno aveva il suo posto fisso. C’ erano quelli che, seduti sulle scale della metro, si spostavano per farmi passare senza bisogno che glielo chiedessi. Gentilissimi davvero.
Ecco, se c’è una cosa figa nell’ essere handicappati è quella che ti costringe a tenere sotto controllo i pregiudizi. Un appoggio per salire un gradino può esserti offerto da un immigrato sudamericano o da un super manager di quelli diretti in piazza Cordusio.
Sì, decisamente il lungo e faticoso viaggio di ogni giorno in questa prima settimana di lavoro è stato denso di spunti e riflessioni che mi hanno ripagato, almeno in parte, della fatica massacrante.
Forse però da lunedì proverò a leggere sul tram.
Il capo si è ricordato di una mia vecchia richiesta e mi ha prestato Piccolo Karma di Carlo Coccioli che secondo me è un grandissimo («Dio, chiunque Tu sia, mantienimi separato dalle complicazioni letterarie» p. 14).
Quanto al ménage  domestico ammetto di aver gettato giosamente la spugna, quando ho scoperto che alla trattoria qui di fronte posso mangiarmi un piatto di pasta a meno di quattro euro risparmiandomi rischi e fatica di armeggiamenti in cucina.
Che a proposito, stamattina era un vero cesso.
E se penso allo sforzo fisico che ho fatto per lasciare pulito ieri sera, malgrado la stanchezza, sinceramente mi girano un po’ i coglioni.

postato da sempreinbilico alle 11:42 del giorno sabato, settembre 26, 2009

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"Per non essere autoritario mi sono espresso in modo autobiografico" (Stuart Hall)



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